“Lo scopo dello psicoterapeuta non è di produrre uno stato mentale ma di produrre una mobilità mentale che permetta di seguire un percorso nel futuro.”
George Kelly
L’approccio sistemico tende ad osservare l’individuo inserito nel suo contesto relazionale primario, cioè nella famiglia; non cerca la “causa” del disagio perché crede in un movimento circolare che concorre a spiegare ciò che è accaduto; quindi, nessuno ha “colpa” ma esiste un’influenza tra individuo e famiglia; c’è un condizionamento che si muove nelle due direzioni (famiglia-individuo; individuo famiglia), ci sono eredità imprescindibili – i miti familiari – che coinvolgono più generazioni e di cui bisogna tenere conto.
Ogni famiglia ha una sua organizzazione volta a mantenere la coesione (cioè l’unità e il sostegno reciproco) e lo sviluppo sano dei suoi membri. Ciò implica regole, ruoli ed interazioni coerenti.
La famiglia, però, non vive in modo statico perché attraversa diverse fasi del ciclo di vita (costituzione della coppia, famiglia con bambini, famiglia con figli adolescenti, famiglia trampolino con figli adulti, famiglia nell’età anziana). Quindi, la sua organizzazione interna non può essere sempre la stessa: regole, ruoli ed interazioni devono essere flessibili.
Qualsiasi difficoltà relativa all’organizzazione, alla coesione o alla flessibilità crea un disagio che può esprimersi nell’incremento dei conflitti o nella comparsa di un sintomo in uno dei membri della famiglia
Importanti sono anche i confini tra sottosistemi (genitori e figli) e con le famiglie allargate (le due famiglie di origine dei coniugi); se troppo rigidi ostacolano la comunicazione, se troppo blandi c’è il rischio di invischiamento.
Rilevante anche la capacità dei componenti la famiglia di comunicare in maniera chiara sia su aspetti pratici sia sulle emozioni. Inoltre, ciò che è espresso a parole può essere contraddetto “dal modo in cui si dice” ossia dagli atteggiamenti e comportamenti non verbali. In questi casi, il messaggio arriva in modo contraddittorio generando blocchi nel ricevente, che non sa se “credere a ciò che ha sentito oppure a ciò che ha visto”.
Fondamentali anche i miti familiari, ossia il sistema di valori e credenze culturali trasmesse attraverso le generazioni, che influenzano le aspettative e i “copioni familiari” che, di fronte a situazioni particolari, possono facilitare l’adattamento e la resilienza, oppure alimentare paure e arresti che si esprimono in depressione e ansia.
La psicoterapia familiare va progettata dopo la prima seduta in cui si osservano le interazioni “in diretta”. In seguito, a secondo del problema che si deve affrontare può essere necessario trattare tutti i familiari insieme, oppure vederli separatamente per qualche seduta, ossia per sottosistemi (genitori, figli, famiglie di origine).
Di norma, s’individuano le risorse della famiglia e si amplificano i punti di forza, aiutando i componenti a “vedere” la propria resilienza.
L’obiettivo è la scomparsa del sintomo – che esprime il disagio della famiglia – ma, soprattutto, l’incremento del benessere delle relazioni.
Il terapeuta, anche se sta lavorando sull’individuo, fa sempre una valutazione delle relazioni della famiglia o della coppia, concordando con il paziente un loro coinvolgimento in qualche seduta.
Le sedute congiunte servono a facilitare la comunicazione, a risolvere conflitti, a consolidare nuovi comportamenti che costituiscono elementi di novità per il sistema.
ANSIA , FOBIE , ATTCACCHI DI PANICO , DEPRESSIONE , DISTURBI DELL’ALIMENTAZIONE -DISTURBI DEL SONNO , INSICUREZZA , DIFFICOLTA’ DI RELAZIONE , PROBLEMI LAVORATIVI – DIPENDENZE , DISTURBI SESSUALI , DISTURBI PSICOSOMATICI – LUTTO
Bassa autostima – difficolta’ a definire la propria identita’ e a progettarsi – difficolta’ di svincolo e di individuazione -difficolta’ad affrontare le novita’(matrimonio, nuovo lavoro)
valutazioni psicodiagnostiche con test accreditati (test di rorschach, tat, test di livello , wais e wisc) , stesura di diagnosi clinica integrata , accettatazione del limite (disabilita) e/o della malattia cronica
dificolta’ a scuola/universita’ per carenza di atttenzione/concentrazione- aspettative inadeguate , disturbi di apprendimento , difficolta’ di adattamento
Finalizzata ad affrontare:
DISTURBI COMUNICATIVI – CONFLITTI – DIVERSITA’ EDUCATIVA – MEDIAZIONE IN CORSO DI SEPARAZIONE – VIOLENZA INTRAFAMILIARE
Finalizzata ad affrontare:
ANSIA E FOBIE DEL BAMBINO – ENURESI NOTTURNA – TIMIDEZZA E DIFFICOLTA’ DI SOCIALIZZAZIONE – DIFFICOLTA’ DI DISTACCO – AGGRESSIVITA’ – RIVALITA’ TRA FRATELLI – DISTURBI DI APPRENDIMENTO E IPERATTIVITA’
Le giovani generazioni soffrono di disagio ed inquietudine crescenti, mentre diventa sempre più evidente agli adulti preposti a funzioni formative la condizione di grande “emergenza educativa” con vissuti di frustrazione ed impotenza….
I rapporti tra le persone sono in perenne cambiamento, le relazioni si modificano sulla base delle esigenze personali e ambientali…
Dott.ssa Marcella Falco
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